Tecnici sanitari di radiologia medica: poco lavoro e troppi iscritti ai corsi di laurea

In questo difficile periodo storico caratterizzato dalla crisi economica, anche per i tecnici sanitari di radiologia medica il campo lavorativo sembra restringersi sempre di più: secondo quanto riportato da Quotidiano Sanità, ci sarebbero sempre più TSRM disoccupati. Al momento se ne contano 1500, ma il numero sembra destinato ad aumentare, considerando i 4500 studenti iscritti ai corsi di laurea in radiologia. Si parla di un vero e proprio allarme, lanciato da Alessandro Beux, presidente della Federazione Nazionale Collegi Professionali TSRM (FNCPTSRM) che, vista la situazione, chiede di “limitare la proliferazione dei corsi attivati nelle sedi periferiche e di riorganizzare la loro presenza”, perché secondo lui “spesso essi rispondono solo a logiche campanilistiche, prive di un robusto corpo docente”. Secondo Beux l’accesso ai corsi di laurea dovrebbe essere proporzionale all’offerta di lavoro, determinata dal fabbisogno di tecnici radiologi, dato che dovrebbe fornire il Sistema Sanitario Nazionale. Attualmente il corso di laurea in questione è attivo in 35 sedi universitarie e 34 sedi ospedaliere, in particolare nel Lazio, in Campania, in Lombardia e in Veneto. Secondo la Federazione questi corsi di laurea “non garantiscono uniformità nella formazione, sia per la penuria del corpo docente sia per la perniciosa alternanza degli incarichi di docenza ospedaliera, che ogni nuovo direttore generale auspica”. Per questo motivo secondo la Federazione sarebbe meglio organizzare corsi di laurea triennali sul modello delle scuole di specializzazione, dove il corpo docente è unico, universitario e ospedaliero e il tirocinio è pratica nella sede regionale. Il Professor Roberto Grassi, Presidente della Commissione Nazionale Corsi di Laurea TRMIR, è preoccupato circa la situazione sottolineata dalla Federazione: “Va posta molta cautela nella determinazione del numero dei posti a bando per il prossimo anno accademico 2014-2015, per evitare che, ancora una volta, alcune regioni incrementino la loro programmazione, determinando un preoccupante esubero a livello nazionale. Considerato il crescente problema occupazionale, sarebbe opportuno che il numero programmato per ogni singolo ateneo non sia superiore a quello minimo richiesto per l'attivazione del singolo corso".

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