Risonanza magnetica e claustrofobia


Spesso quando bisogna effettuare degli esami radiologici si devono affrontare alcuni problemi non prevedibili all'inizio. Nel caso di esami specifici come Tac o risonanze magnetiche, in particolare, molte persone soffrono di attacchi di panico e di ansia. La risonanza magnetica è un esame diagnostico utile perché permette di visualizzare l’interno del nostro corpo senza dover ricorrere alla chirurgia o alle radiazioni ionizzanti, perché è di fatto un campo magnetico le cui variazioni vengono poi captate da un computer e da un software che le analizza e le trasformano in immagini anche di vario colore, se l’esame si fa con un liquido di contrasto. È dunque un esame innocuo e semplice che non richiede digiuni o diete particolari, ma per molte persone diventa un vero e proprio dramma a livello psicologico. Il problema è il macchinario: si tratta infatti di un tunnel chiuso nel quale il paziente viene introdotto sdraiato su un lettino. Nelle persone facilmente impressionabili rimanere chiusi dentro questo tubo può causare insofferenza, ansia e panico, in particolar modo in quelle persone che già soffrono di claustrofobia.
 
Alcuni pazienti hanno attacchi di panico, un forte senso di oppressione, nausea, vomito, sudorazione eccessiva e disturbi della respirazione. Spesso anche chi normalmente non soffre di claustrofobia accusa dei disturbi una volta all’interno del tunnel. Per ovviare a questo problema diffuso, sono stati prodotti dei macchinari di risonanza magnetica aperta e di risonanza articolare, dedicata allo studio delle articolazioni, come il polso, il gomito, la mano, il ginocchio, piede e caviglia. Uno di questi apparecchi è l’Artoscan, prodotto già da anni da un’azienda di Genova, macchinario in cui viene inserito solo l’arto da esaminare: in tal modo il paziente rimane disteso sul lettino senza essere rinchiuso in un tubo, evitando così problemi di claustrofobia. Questo apparecchio si è rivelato molto utile in particolar modo per gli atleti, spesso soggetti a patologie legamentose del ginocchio. Si tratta di un macchinario che fornisce dati molto accurati e permette al paziente di svolgere l’esame in totale comfort. Purtroppo molte cliniche usano ancora macchinari vecchi con tunnel chiusi; per i pazienti che soffrono di claustrofobia è dunque consigliabile cercare laboratori già in possesso di macchinari aperti o specifici come l’Artoscan.

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