​Raccomandazioni sull’uso dei mezzi di contrasto nella donna che allatta

​Raccomandazioni sull’uso dei mezzi di contrasto nella donna che allatta
La Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno pubblicato un documento congiunto contenente le raccomandazioni sull'uso dei mezzi di contrasto nella donna che allatta. L’allattamento è una fase molto importante per una madre e per il suo bambino. Prima di interromperlo temporaneamente bisogna sempre considerare tutti i pro e i contro. A volte capita che la donna che allatta debba sottoporsi ad indagini radiologiche con mezzi di contrasto: in questo caso spesso i medici specialisti di quest’area sanitaria suggeriscono alla donna di interrompere l’allattamento, anche fino a 48h, e di gettare via il latte. Un gruppo di esperti provenienti da SIRM, SIP, SIN e dal Tavolo Tecnico sulla Promozione dell’Allattamento al Seno del Ministero della Salute, ha effettuato una revisione della letteratura disponibile sulla sicurezza per il bambino allattato della somministrazione alla madre che allatta di mezzi di contrasto in corso di indagini radiologiche.
 
Il gruppo di medici ha tratto le seguenti conclusioni: se la donna deve sottoporsi a TAC o RMN con mezzo di contrasto l’allattamento al seno è sicuro per il bambino. Solo i mdc a base di gadolinio della categoria “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” (gadopentetato dimeglumina, gadodiamide e gadoversetamide) vanno evitati. Inoltre, dopo un esame radiologico con mdc non bisogna sospendere l’allattamento e gettare il latte, a meno che l’indagine non sia stata eseguita, appunto, con gadopentetato dimeglumina o gadodiamide o  gadoversetamide.

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