​Fibrosi epatica: Fibroscan è l’alternativa alla biopsia


Questa nuova tecnica permette di misurare in modo non invasivo e veloce la quantità di fibrosi, ma si usa ancora poco. A Roma si segnala l’esperienza positiva del X Municipio.
 
ROMA - La maggior parte dei casi di infiammazione cronica da epatite B e C comporta l’epatocarcinoma. Come riporta Quotidiano Sanità, dal 2005 anche in Italia è arrivato uno strumento per la diagnosi di questa patologia che si chiama Fibroscan: si tratta di un metodo per misurare in modo non invasivo, veloce e indolore la quantità di fibrosi. Se si utilizzasse Fibroscan in tutte le strutture sanitarie sarebbe possibile diagnosticare precocemente alcune patologie epatiche ed evitare così molti casi di cirrosi e di neoplasie del fegato, patologie responsabili di un’alta percentuale di decessi. Da tempo gli epatologi cercano un modo per spronare le persone a fare i dovuti controlli e per sostituire l’eventuale biopsia chirurgica, una diagnosi invasiva e dolorosa che potrebbe comportare conseguenze. Sono questi i motivi che spesso scoraggiano i pazienti a effettuarla. Ma con Fibroscan la situazione potrebbe cambiare, perché si tratta di un macchinario davvero rivoluzionario: è simile all’ecografo ed è capace di misurare la quantità di fibrosi senza traumi o complicanze per il paziente.
 
Come spiegano anche i National Institutes of Health americani, questo strumento in molti casi può essere anche meglio della biopsia per vari motivi: innanzitutto è meno invasivo e si può fare in laboratorio; poi la sua interpretazione è meno dipendente dal singolo professionista rispetto a quella di una biopsia; inoltre, analizza tutto il fegato e non solo un campione, i risultati sono quasi istantanei e infine è molto più economico di un intervento. Poi bisogna ricordare che rispetto ad altri test, come quelli con biomarker o come la risonanza magnetica, non ha bisogno di laboratori di analisi che abbiano particolari macchinari e funziona per ogni tipo di fibrosi. Solo nei pazienti obesi questo test potrebbe non essere affidabile, a causa  della quantità di grasso sulla parte toracica che potrebbe impedire la visualizzazione delle immagini.
 
Al momento, in realtà, è una tecnica ancora poco usata e non rimborsata dalla maggior parte delle regioni italiane, che non riconoscono ancora l’elastografia epatica come convenzione e non hanno ancora creato dunque i presupposti per l’accredito. A Roma, l’apparecchio è presente in tre ospedali, il Policlinico Gemelli, il Policlinico Umberto I e l’Ospedale di Marino, ma solo come strumento di specializzazione poiché ha costi molto elevati. Nel privato è presente solo nei centri Miralab e in tal senso bisogna segnalare l’esperienza positiva del X Municipio, dove a giugno uno di questi laboratori ha aperto una convenzione con i centri anziani del quartiere, che contano circa 18mila iscritti. A causa delle liste d’attesa lunghissime, i pazienti sono costretti a rivolgersi alle cliniche private; nel X Municipio, grazie alla convenzione siglata dal gruppo Miralab con i centri anziani, tantissimi pazienti potranno usufruire dell’esame con Fibroscan evitando la biopsia e i mesi di attesa previsti negli ospedali. La speranza è che questo esempio venga seguito anche da altre strutture private, ma soprattutto che anche la sanità pubblica inizi a investire seriamente su questo macchinario rivoluzionario che potrebbe abbassare notevolmente il tasso di mortalità per patologie epatiche grazie a diagnosi precoci e non invasive.

Categorie correlate