Evoluzione dei noduli polmonari subsolidi: studio retrospettivo su pazienti con patologie neoplastiche

Evoluzione dei noduli polmonari subsolidi: studio retrospettivo su pazienti con diverse patologie neoplastiche in un contesto clinico nonscreening

Articolo scientifico

Autori: Domenico Attinà, Fabio Niro, Margherita Stellino, Federica Ciccarese, Giangaspare Mineo, Nicola Sverzellati, Maurizio Zompatori.

Questo studio intende valutare le caratteristiche dei noduli polmonari subsolidi (NSS) con la tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT) nei casi di pazienti oncologici. Tale processo serve a distinguere i tumori benigni da quelli maligni, a valutare la loro evoluzione e a determinare quali sono le patologie neoplastiche che più spesso si associano alla crescita dimensionale e/o densitometrica delle lesioni. A tale scopo sono stati reclutati in modo retrospettivo 97 pazienti e sono stati studiati in totale 146 NSS: le caratteristiche dei noduli rilevate con le HRCT e quelle cliniche dei pazienti, quali sesso, età, fumo e anamnesi oncologica, sono state valutate indipendentemente dagli esami radiologici. Il follow-up è durato più di due anni e questi sono stati i risultati: il 58% dei NSS è rimasto invariato, il 10% è scomparso, mentre nel 32% dei casi si è verificato un aumento di dimensioni e/o densità, in particolare nei casi di noduli parzialmente solidi, di grandi dimensioni e irregolari. La maggior parte dei noduli rotondeggianti e di piccole dimensioni è rimasta invariata. È stato inoltre verificato che la crescita è stata più frequente nei pazienti di età avanzata e fumatori o ex fumatori. Le patologie oncologiche più frequentemente associate a crescita dei NSS sono risultate i tumori del polmone (34%), della mammella (15%), del colon (15%) e della vescica (10%). Questo studio ha dunque dimostrato che i NSS possono spesso crescere di dimensioni e/o di densità in questi pazienti, in particolar modo quando la presenza dei noduli è associata a questo tipo di tumori. Tuttavia, è stato rilevato che nella maggior parte dei casi i tempi di sviluppo sono stati lenti, dunque un follow-up superiore ai 3 anni è giustificato anche nei pazienti oncologici.

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