​Che cos’è l’ecocontrastografia


​Che cos’è l’ecocontrastografia?
L’ecocontrastografia è un’ecocardiografia durante la quale avviene un’infusione endovena di una sostanza che aumenta le capacità del sangue di riflettere gli ultrasuoni. Questa sostanza viene detta agente di contrasto: si tratta di microbolle, più piccole dei globuli rossi, costituite da pareti di zuccheri o grassi e ripiene di un gas inerte. Queste microbolle raggiungono così tutte le zone del corpo attraverso il sangue e dopo alcuni minuti si dissolvono, grazie al fegato che elimina le pareti e i polmoni che invece smaltiscono il gas.
 
Che cos’è l’effetto ecocontrastografico?
Si chiama effetto ecocontrastografico la capacità di alcune sostanze di modificare le caratteristiche acustiche degli ultrasuoni riflessi dalle cavità, dalle pareti ventricolari e dai flussi. Questo effetto si ottiene grazie alle microbolle che contribuiscono ad aumentare la riflessione degli ultrasuoni con il gas che contengono. In tal modo il segnale ecografico risulta potenziato.
 
Quali sono gli agenti di contrasto utilizzati durante l'ecocontrastografia?
Fino a poco tempo fa gli agenti di contrasto venivano ottenuti mescolando aria e liquido, ad esempio agitando una siringa di soluzione fisiologia per formare così microbolle di dimensioni superiori ai 20 micron. In seguito sono state realizzate sostanze contenenti microbolle di dimensioni inferiori, da 1 a 10 micron: se colpite dagli ultrasuoni, queste bolle si rompono e oscillano, emettendo così delle onde ultrasonore con frequenza diversa rispetto a quelle che le hanno colpite. In tal modo vengono prodotti degli ultrasuoni che vengono captati dai macchinari ecocardiografici.
 
Quando è utile effettuare l’ecocontrastografia?
L’ecocontrastografia può essere effettuata durante un esame ecocardiografico transesofageo per analizzare il passaggio di sangue nei pazienti con sospetta genesi cardiaca di un ictus. In questi casi si utilizza la soluzione fisiologica agitata. Gli agenti di contrasto di altro tipo si utilizzano invece quando la sostanza deve attraversare il circolo polmonare per opacizzare la cavità ventricolare sinistra e migliorare dunque il contorno endocardico. In questo modo si ottiene una valutazione più accurata delle funzioni ventricolari. Con l’ecocontrastografia è inoltre possibile studiare la perfusione miocardica: se le regioni analizzate sono perfuse da coronarie sane, si ha un aumento del segnale ecografico grazie alle microbolle che raggiungono tutti gli strati del cuore. Al contrario, le regioni nelle quali per effetto della stenosi coronarica si determina la riduzione o l’assenza di flusso, non presentano l’aumento del segnale ecografico in quanto le microbolle non sono presenti o sono presenti in quantità scarsa per poter aumentare l’effetto ecografico. L’effetto ecocontrastografico è dunque assente quando si verifica un’ischemia o un infarto. In breve, l’ecocontrastografia permette di analizzare: le cavità cardiache; il cuore, nel caso in cui non riceva sangue per colpa di un infarto e si debba quindi valutare le possibilità terapeutiche per riaprire le coronarie occluse; la funzione delle valvole in pazienti per i quali, a causa di una conformazione toracica o di una malattia respiratoria, l’ecocardiografia standard non sarebbe sufficiente; la presenza di fori di comunicazione tra le camere cardiache destre e sinistre del cuore, che normalmente sono completamente separate.
 
Quali rischi comporta l’ecocontrastografia?
L’ecocontrastografia venosa è un esame sicuro: questo esame non comporta rischi e non provoca danni nel paziente.  
 
Quanto dura l’ecocontrastografia?
Questo esame comporta l’utilizzo di agenti di contrasto costosi e di ecografi di ultima generazione, capaci di analizzare gli ultrasuoni prodotti dalle microbolle. L’esame viene effettuato solo in casi particolari, a discrezione dello staff medico. In totale l’esame può durare dai 20 ai 30 minuti.

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